Senza fare nulla

In occasione della manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni a Roma, ho scritto una lettera ad alcuni membri del comitato organizzativo, ve la riassumo qui:

Carissimi amici,

so benissimo che siete coperti di lavoro fin sopra i capelli e che il dialogo che state intrattenendo tra di voi in questo momento è delicato e teso.

Vorrei dirvi che sono certo che il grande lavoro svolto fino qui, potrà solo essere preludio di un portentoso evento che sarebbe pure bene ripetere con una certa ciclicità, tanto per ribadire che non ci facciamo mettere i piedi in testa da lobby di nessun tipo. La società siamo noi. Che resti chiaro nelle teste di chi ci governa.

Vorrei soprattutto ringraziarvi, e lo farò sabato, anche di persona con molti di voi, per la passione e l’impegno. Per aver saputo in passato gettare basi solide che oggi reggono il peso di questo sforzo.

Quando si dice “costruire sulla roccia” …

Vedo però in questa occasione di far sentire la nostra voce, un’opportunità irripetibile per me di far passare un messaggio che da anni cerco di lanciare […]

Vorrei assicurarmi, e ve lo chiedo con il cuore in mano, che negli interventi a sostegno della famiglia, tradizionale, naturale, sponsale, costituzionale, non vi dimentichiate di quella adottiva.
Mi preme sottolineare due o tre cose che grazie a La Croce sono già riuscito a far circolare un po’ di più, ma che restano di nicchia, legate agli ambienti degli addetti ai lavori.

[…]

Negli ultimi due anni le adozioni sono dimezzate e per il futuro è previsto che sempre più bambini abbandonati rimarranno tali, perché lo stato (tutti, ma ora anche il nostro) investe sulla “fabbricazione” di uomini piuttosto che sull’accoglienza di quelli che diventeranno “scarti”.

La Commissione Adozioni Internazionali è ormai un organo disfunzionale, alcuni enti sono in difficoltà e questo mette in difficoltà le famiglie stesse. L’assenza di rimborsi pesa enormemente sui bilanci familiari. Tutto questo scoraggia due famiglie al giorno, in Italia, dal continuare per questa strada.

Credo che se vogliamo sottolineare con ancora più forza il diritto di un bambino ad avere una madre ed un padre, dobbiamo chiedere di ridare sostegno anche alle famiglie adottive che sono in prima linea per il ripristino di questo diritto, quando questo è venuto meno.

Oltretutto non è da trascurare tutta la legislazione legata alle adozioni, ratificata anche dall’Italia, che spesso è netto contrasto con le nostre leggi e con leggi che si cerca di far approvare.

[…]

Magari ci avevate già pensato, in quel caso non posso che sentirmi ancora più felice di avervi conosciuti, ma siccome, come dice Chesterton, gridare dopo non serve a nulla, ho deciso di dirvelo prima.

Nonostante che alcuni di loro abbiano risposto positivamente alla mia richiesta, la grande partecipazione, il grande numero di rappresentanti delle associazioni e le condizioni meteo, hanno ridotto notevolmente i tempi e non è stato possibile parlare di tutto, per questo torno sulle mie pagine a ribadire alcuni concetti.

Ho già parlato di queste cose, ho già espresso la mia convinzione che, per come siamo messi in Italia, dopo che i giudici hanno smantellato la legge 40, adesso si sia venuta a creare una forma di discriminazione nei confronti delle famiglie adottive che completano il loro percorso all’estero.

Già nel momento stesso in cui l’atto del concepimento ha iniziato a godere di artifizi, e i tecnici hanno messo le mani nei letti delle coppie, sarebbe dovuto scattare l’allarme discriminazione. Per essere più precisi, il momento esatto è quello in cui è arrivato lo Stato a metterci le mani, perché quando uno stato decide di aiutare qualcuno a diventare genitore e qualcun altro no, in quel momento si profila la discriminazione.

Da qualche tempo a questa parte, le famiglie che vogliono un figlio, hanno una possibilità in più grazie alla fecondazione eterologa. Inoltre, grazie ai soldi dei contribuenti, è permesso loro di percorrere questa strada al costo di un ticket sanitario (in Toscana si aggira attorno ai 500 euro, ma molte altre sono le regioni dove è completamente gratuito).

Vorrei precisare una cosa: la fecondazione artificiale omologa ormai è entrata nei nostri usi e costumi da così tanto tempo che sembra una cosa, oltre che legale, naturale e benedetta pure dalla Chiesa. Ne conosco tante di persone vicine ai sacramenti che però hanno almeno tentato questa strada, anestetizzati dalla società, convinti che fosse comunque qualcosa di giusto, oltre che di legale. Questo non vuol dire che sia una cosa moralmente accettabile, per gli embrioni fecondati e distrutti nei tentativi e per la trasformazione dell’atto del concepimento in una sorta di circo dove il padre e la madre invece di elevarsi al culmine amoroso della loro unione, vengono messi in una gabbia e fatti alzare, sedere e saltare nel cerchio.
Un mio amico, molti anni fa, quando ancora non avevo nessuna idea di come sarebbe evoluta la mia storia familiare, confidandosi con me delle difficoltà che stavano incontrando ad avere bambini, mi disse che lui e sua moglie avevano fatto ricorso all’inseminazione artificiale. In questa occasione fu agghiacciante sentirlo parlare del suo probabile futuro figlio come della «sega più difficile della sua vita» (parole testuali).
Fu sufficiente. Mi dissi che mai e poi mai avrei voluto quello come pensiero generativo dei miei figli e che non avrei mai e poi mai intrapreso quella strada.

Per questo quando abbiamo riscontrato le stesse difficoltà anche io e mia moglie, non ci sono state decisioni da prendere. L’automatismo è scattato. L’unica altra strada per fare i genitori era quella dell’adozione. Punto. Ci sono tantissimi bambini che hanno perso il loro diritto ad avere una famiglia non vedevamo il motivo di insistere in una direzione umiliante per noi e iniqua per i bambini abbandonati.

Ed è anche per questo, per la nostra storia, che sono contrario alle tecniche di fecondazione artificiale. A tutte, per tutti. Non è questione di famiglie, coppie, singoli, omosessuali o eterosessuali. E’ che andare a mettere le mani nell’intimità delle persone, chiedere loro di masturbarsi per produrre seme, stravolgerne gli ormoni per sovraprodurre ovuli, trattare la vita umana nascente come il martini di James Bond (shakerato, non mescolato) secondo me toglie quella dignità all’uomo che poi mancherà in ogni attività della nostra vita.

Sono considerazioni sottili, prese singolarmente, a volte possono pure sembrare speculazioni senza un vero peso, ma se ogni considerazione sottile che facciamo la sommiamo alle altre, se di tutte le sottigliezze facciamo una pila: l’inizio vita, il fine vita, l’aborto, il divorzio, tutte le cose che crediamo che non ci toccheranno mai, tutte le cose che “ma gli altri se non ci credono devono essere liberi di fare come vogliono”, tutte queste cose messe una sopra l’altra fanno spessore ed è grazie a questo spessore che possiamo continuare a guardare più lontanto di chi questi fogli li sparpaglia o li delega, convinto che tutti abbiano diritto a tutto.

Per questo, oltre a sentirmi discriminato da uno stato che sovvenziona le fecondazioni artificiali comprando gameti all’estero, ma mi accolla tutte le spese dell’adozione internazionale, mi dispiaccio, perché vedo un incentivo alla perdita del senso del rispetto della vita e della dignità delle persone.
Mi fa rabbia a volte sapere che per andare in quella “famosa clinica privata” per l’inseminazione, qualche coppia ha sostenuto costi più alti che per una adozione. Mi è stato detto anche questo, tempo fa da una nonna: «Tre volte ci sono stati … hanno speso un monte di soldi … per niente, perché poi quando avevano rinunciato è arrivato il figlio così … senza fare nulla».

– SENZA FARE NULLA –

Vedete come anche il semplice atto d’amore diventa nel pensiero quotidiano fare nulla. E allora siccome è un fare nulla lo si può fare in qualunque momento … ma scusate questa è solo un’altra piccola considerazione sottile che metto nella pila delle mie considerazioni sottili. Perché io, ad elevarmi, ci tengo.

Arthur Dent Written by:

Sono un normale essere umano, un giovane che viene trascinato in giro per la galassia da un amico, rivelatosi un alieno in un momento quanto mai provvidenziale: infatti, pochi istanti prima che la Terra venga disintegrata per fare posto ad una superstrada spaziale, riesco a salvarmi facendomi dare un passaggio da un'astronave Vogon. Questo lungo giro per la galassia non mi cambierà nel profondo del mio animo, gentile e innocente, ma mi insegnerà almeno a sapere sempre dov'è il mio asciugamano.

One Comment

  1. 5 luglio 2015
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    Grazie per aver scritto il post, che ho trovato molto utile e sensato. Mi ha colpito molto la frase finale, quel “senza fare nulla”, a cui mi sembra (ma può essere una mia impressione) si dia un’accezione tutto sommato negativa. Per quello che ho vissuto e vivo io (la mia esperienza) tutto gira invece intorno a quella frase: noi, in ultima istanza, non dobbiamo veramente “fare nulla”! Il figlio è un dono, e non dipende né dalle forzature della tecnologia (come dimostra il suo esempio), né da tutti i tentativi e gli sforzi che possiamo fare. E questo è un pensiero estremamente rasserenante. Perché c’è un Altro che ci pensa al posto mio, a me è chiesto solo di fare la mia parte, a tutti i livelli.

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