Il problema non è essere una coppia gay

Ho trovato la notizia che parlava di una bambina ordinata da due gay che però il tribunale ha dovuto rendere alla madre per un piccolo incidente … genetico.
Tradotto dal sito olandese AD.nl
http://www.ad.nl/binnenland/homostel-moet-baby-afstaan~a4f3e28b/

Avevano avuto cura della “loro” bambina per due settimane quando la madre l’ha rivendicata come figlia propria. «Ci si sente come ad un funerale» hanno dichiarato Stefano e Arnout, la coppia gay che aveva ordinato una bambina tramite la pratica dell'utero in affitto.

La culla vuota, il cartello con il nome ancora appeso al muro, gli abbracci, ricordi silenziosi della bambina che era lì fino a qualche giorno fa.«Hayley era ed è ancora la nostra bimba» ha detto Arnout Jansen «La sentiamo ancora nostra. Abbiamo trascorso due settimane con lei. All’improvviso, in una così bella giornata di primavera se n’è andata, ha trasformato la sua cameretta in un luogo di dolore, come se ci fosse morto qualcuno»

Dramma

Il dramma si è consumato in poche ore, tra il venerdì ed il sabato. La bambina è stata riportata a quella che sarebbe dovuta essere la madre surrogata, che avrebbe dovuto concepire utilizzando lo sperma della coppia di gay.

«L’abbiamo avuta per l’ultima volta nel nostro letto e adesso mi siedo per ore a guardare il suo vuoto. E’ incredibilmente difficile credere che sia stata portata via.» dichiara Stefano Franke.

Un enorme shock

Durante l’ultima udienza il tribunale, tramite l’organo olandese di tutela dei minori, ha sentenziato che i due uomini non avevano alcun diritto a tenere la bambina, che è stata restituita alla donna, già madre di altri tre figli avuti con il marito e padre biologico anche di Hayley.

Già la settimana prima era stato dimostrato dall’esame del DNA che né Stefano né Arnout erano biologicamente legati alla bimba: «Uno studio del DNA ha portato alla luce i fatti. Per noi è stato uno shock enorme. L'inseminazione è stata tentata a settembre dello scorso anno con il nostro seme. Il patto era questo, anche se l’inseminazione sarebbe stata eseguita in autonomia dalla madre surrogata, eravamo d’accordo che avrebbero fatto sesso protetto in quel periodo con il marito. Adesso si scopre che Hayley improvvisamente è figlia loro al cento per cento. E’ stata una sorpresa totale.»

Voglia di un bambino

Stefano e Arnout si sono sposati due anni fa. Oltre all’amore, una cosa che li ha uniti da sempre è stato il desidero di avere dei figli.

La scelta della maternità surrogata all’inizio dello scorso anno è stato il culmine di un percorso di ricerca durato mesi. «Come coppia gay è molto difficile riuscire ad avere figli, le opzioni (in Olanda n.d.t.) sono tre: adozione, affidamento oppure trovare una madre surrogata. L’affido o l’adozione non sono mai state un nostro obiettivo, i limiti erano insormontabili ed i costi troppo alti» dichiara Stefano, che continua: «Nel 2016 siamo abbiamo trovato in una pagina di Facebook più di quanto potevamo desiderare e siamo entrati in contatto con una donna di Twente disposta a fare da madre surrogata. Dopo alcuni incontri molto calorosi pensavamo di essere arrivati a realizzare un sogno che avevamo da lungo accarezzato.»

Arnout: «C’era grande sintonia e fiducia reciproca, che sono indispensabili per avviare un processo di questo tipo. Non ci sono leggi in questo ambito, la coppia gay non ha alcun diritto, tutto dipende dalla volontà della donna che porta il bambino, l’unica cosa che avevamo noi era un documento da internet»

I primi dubbi

Dalla 24° settimana sono iniziati i dubbi, c’era meno armonia. La donna aveva manifestato una decisa intenzione ad essere madre surrogata per noi e sottolineava che avere tre figli la facevano essere più sensibile alle problematiche di chi non ne ha, ma ad un certo punto abbiamo avuto la percezione che ci fossero problemi. Anche se poco prima della nascita sembrava ci fosse un miglioramento nelle relazioni.

Arnout: «Ha parlato ancora una volta chiaro. Volevano dare a noi al bambino. E ce l’hanno dato. Siamo stati presenti anche al momento del parto. E 'stato un momento incredibilmente emozionante.»Hayley è nata l'8 maggio. E’ rimasta due giorni in ospedale in compagnia di Stefano e Arnout, mentre già dalla prima notte, la madre se ne era andata a casa.

Sono poi passate due settimane meravigliose, nella nostra casa, fino a quando non è arrivata la relazione sul test del DNA. Un test concordato, previsto, dopo il quale ci sarebbe stato l’incontro in tribunale per registrare i consenso dei genitori e per ricevere definitivamente la custodia di Hayley. Doveva essere una formalità.

Lasciati orfani

Arnout: «Fino all’ultimo non sapevamo nulla, e neanche la madre sapeva l’esito, ma ci ha comunque chiesto se eravamo intenzionati a tenere la bambina, solo il giorno prima dell’udienza abbiamo saputo che l’affare non era andato a buon fine e abbiamo davvero iniziato a preoccuparci di quello che si sarebbe successo.»
Le preoccupazioni sono state confermate durante l’udienza. Non ci fu contatto con la madre e suo marito, siamo veniti a sapere di essere stati esclusi dal diventare genitori di Hayley da un rappresentante dell’ente della tutela dei minori. Stefano «Siamo stati rimandati a casa da soli, orfani e tristi.»

Il vuoto lasciato dentro dalla perdita di Hayley è grandissimo e Stefano e Arnout hanno cercato di colmarlo partendo per l’Italia, per avere modo di pensare e raccogliere le idee su cosa gli sia davvero capitato. Il rapporto con la madre surrogata è irreparabilmente incrinato, ovviamente rispettano la situazione, ma qualcosa non è chiaro

Arnout: «Quello che è successo è bizzarro. Rimangono dubbi e domande. Lo hanno fatto apposta? E’ stato un gioco? Hayley se n’è andata, ma il dubbio rimarrà sempre»

Per un attimo tralasciamo il particolare del tutto insignificante che Stefano e Arnout siano due uomini e proviamo a calarci in questa follia moderna lacrimevole e patetica, dalla quale l'unica cosa che si evince è l'assoluto disinteresse per la vita di Hayley, commissionata e prodotta (almeno in teoria) come un oggetto da espellere e di cui liberarsi fin dai primissimi istanti dopo il parto.

Chi sono queste donne e chi sono questi uomini che si propongono e si offrono, a chi non può avere figli, per pianificare a tavolino la cessione di una persona. Un bimbo o una bimba cresciuti nel ventre di una mamma che si considera un forno dove cuocere torte da regalare agli sconosciuti?

Possiamo davvero immaginare quale sarà la reazione di Hayley, il giorno che verrà a sapere di essere stata ceduta nelle mani di estranei per poi tornare nelle mani di una madre che non l'ha voluta se non dopo averne verificato le origini genetiche? E nelle mani di un padre che considera la moglie come un forno a disposizione della prima coppia che passa e con la quale ci sente in sintonia?

E come si spiega ai tre fratelli che il “pacco in consegna” è tornato al mittente? Che valore si dà alla vita ed alla persona? Che educazione al rispetto per il prossimo possono avere dei ragazzi cresciuti con l'idea che i bambini si possono scambiare come figurine?

Stiamo facendo delle violenze inaudite alla nostra natura ed alla natura delle generazioni future, ci stiamo segando il ramo sotto al sedere.

Arthur Dent Written by:

Sono un normale essere umano, un giovane che viene trascinato in giro per la galassia da un amico, rivelatosi un alieno in un momento quanto mai provvidenziale: infatti, pochi istanti prima che la Terra venga disintegrata per fare posto ad una superstrada spaziale, riesco a salvarmi facendomi dare un passaggio da un'astronave Vogon. Questo lungo giro per la galassia non mi cambierà nel profondo del mio animo, gentile e innocente, ma mi insegnerà almeno a sapere sempre dov'è il mio asciugamano.

One Comment

  1. fabio trezzi
    7 giugno 2017
    Reply

    Appunto, la bambina è stata trattata come un oggetto già da subito per soddisfare l’egoismo di due adulti.

Rispondi