Prendete e mangiatene tutti

Vorrei prendere spunto dal racconto sul giovanissimo “Ministro dell’Eucarestia” che ha deciso di condividere l’Ostia Consacrata con il padre e la madre, divorziati ed entrambi risposati, che lo accompagnavano ad accogliere la Prima Comunione.

Questo episodio, descritto da un Vescovo al Papa, durante il Sinodo della famiglia, ha portato la discussione sul tema della Comunione alle persone divorziate e risposate, vedendo contrapporsi due schieramenti: da una parte chi vorrebbe una dottrina e una pastorale più capaci di riaccogliere, con percorsi penitenziali e cammini di fede, queste persone; dall’altra una parte più conservatrice, nel senso buono del termine, che non vuole sminuire il Sacramento e che vede in coloro che subiscono i divorzi, rimanendo fedeli nella castità alla promessa pronunciata di fronte a Dio, una categoria di persone che verrebbero umiliate nel loro sacrificio da qualunque apertura in questo senso.

Lascio al Sinodo il compito di dirimere la questione e di mettere in campo tutte le ragioni dell’una dell’altra fazione, ma mi domando se, come troppo spesso accade, con puntualità svizzera, anche questo non sia un caso, solamente verosimile, montato ad arte affinché si possa stimolare il dibattito dalla parte sbagliata, cioè quella delle emozioni e non quella, che in un Sinodo mi sembra più consona, della razionalità.

Tempi e modalità televisive, mediatiche, moderne sembrano fare da sfondo a questa vicenda che senza alcun dubbio ritengo strumentale al bisogno di muovere l’opinione pubblica verso un pietismo emotivo nei confronti di chi ha bisogno di tante cose, tranne che di pietismo.

Comunque ribadisco la mia volontà di non cercare soluzioni alla questione dell’accoglienza dei peccatori, qualunque peccato essi abbiano compiuto, all’interno della Chiesa.

Mi interessa di più analizzare come sia avvenuto che un bambino abbia avuto modo di distribuire l’Eucarestia ai genitori. Di sicuro non sarebbe potuto accadere prima del Concilio Vaticano II, che ha lasciato alle singole Conferenze Episcopali la possibilità di richiedere la facoltà di introdurre l’uso di ricevere la Comunione sulla mano.

La Conferenza Episcopale Italiana, ha recepito questa possibilità con molto ritardo, nel 1989, accompagnandone con questo testo dell’Istruzione sulla Comunione Eucaristica l’introduzione liturgica: «Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo».

In quegli anni ero un adolescente e accolsi la novità senza neanche pensare alla rivoluzione che una decisione del genere comportava, ma soprattutto non mi interrogai su quale reale motivazione poteva aver portato il Concilio a decidere di abolire un divieto e ristabilire un permesso tolto nel medioevo. Tante sono le voci riguardo a questo, ma ancora sembra non esserci chiarezza alcuna.

Solo da adulto, maturando nella Fede e nella cultura, iniziando a pormi delle domande a volte scomode, ho affrontato anche questo tema. Non nego di essere stato anche sollecitato e fortemente turbato da alcune campagne di informazione, come il video “Jesus is on the floor” che senza mezze misure mostra come il Corpo di Cristo possa essere fatto oggetto di disprezzo durante il passaggio sulle mani, non trascurando di ricordare i Canoni sul Santissimo Sacramento dell’Eucarestia del Concilio di Trento (pg.47).

E’ abbastanza naturale immaginarsi che durante l’ultima cena, gli apostoli non siano stati imboccati da Gesù, anche perché nelle sue stesse parole «[…] prendete e mangiatene […]» quand’anche uno volesse credere che Gesù ne avesse dato uno per uno, non si può che leggere una sequenza di azioni: prendere (con le mani) e mangiare. E sarebbe presuntuoso credere che essi, nonostante si potessero considerare Vescovi Ordinati, avessero capito quello che la stessa Chiesa ha sancito secoli dopo, tra il XIII ed il XVI; per questo, se anche ci immaginiamo un convivio dove lo sbriciolarsi del pane ed il colare del vino non fosse sacrilegio, è stato doveroso successivamente accedere alla Comunione con devozione e precauzione affinché non se ne facesse scempio né profanazione.

Le indicazioni dell’epoca prevedevano che ci si accostasse al Sacramento, oltre che in grazia di Dio dopo aver ricevuto il perdono, utilizzando accorgimenti che tenessero nel dovuto rispetto il gesto che si stava compiendo, sia che si ricevesse sulla lingua, sia che si ricevesse sulle mani.

E’ del medioevo, la decisione di impedire l’uso, tutt’altro che diffuso, della Comunione sulle mani. Quando alcune correnti teologiche misero in discussione la modalità della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento (arrivando alcuni a definirlo come un segno vuoto che richiama solo lontanamente la realtà sostanziale del Signore presente in mezzo a noi) la reazione della comunità ecclesiale fu di sottolineare maggiormente la venerazione e l’adorazione per le Specie Eucaristiche fino ad introdurre il nuovo rito di ricevere la Comunione direttamente sulla bocca ed in ginocchio proprio per sottolinearne la grandezza della presenza reale del Corpo di Cristo.

Osservando quanto ci circonda, vedo oggi le stesse problematiche, la stessa disinvoltura nel contestare il Magistero, la dottrina e la pastorale. Senza contare gli innumerevoli tentativi di tradurre e forzare le parole del Papa affinché sembrino avallare le più bislacche e disparate teorie. Se anche è vero che il dogma della transustanziazione non sta subendo attacchi diretti, è anche vero che c’è oggi più che mai bisogno di ritrovare la forza della preghiera e dell’adorazione Eucaristica. In quest’ottica, la confidenza che si finisce per percepire con l’Ostia Consacrata non giova alla diffusione del Sacro timore di Dio, dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nel metterci con umiltà e con rispetto nelle Sue mani.

Per questo mi auspico sommessamente che con il tempo si possa tornare, prima per iniziativa personale, magari anche solo fiduciosa, e poi per decisione comunitaria, consapevole e condivisa, ad escludere la Comunione sulle mani, come già richiesto nelle grandi assemblee e in tutte le messe presiedute dal Santo Padre.

Filippo Fiani Written by:

4 Comments

  1. Mary Bellavista
    21 ottobre 2015
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    Il Papa ha stabilito che nelle celebrazioni in Vaticano si usi come unica modalità di accesso all’eucarestia quella con le labbra per il semplice motivo che tali celebrazioni hanno spesso un carattere internazionale e la facoltà di prendere l’ostia con le mani non è stata chiesta da tutte le comunità sparse per il mondo; quindi, nella sua decisione non è sottinteso nessun implicito giudizio negativo ad una prassi che peraltro è stata concessa da un pontefice. Non condivido la critica, non tanto nel merito, quanto nel metodo: sulle questioni liturgiche, credo che il pontefice sia più esperto ed affidabile di qualunque fedele, per quanto animato da sacro fervore.

    • Filippo Fiani
      21 ottobre 2015
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      Il Papa che ha disposto la sola comunione sulla lingua durante le celebrazioni che lui presiede, non è stato lo stesso che ne ha concessa la pratica. L’ipotesi per cui ci sia una sorta di rispetto internazionale è confutata facilmente dalla presenza di decine di riti liturgici diversi, come quello Ambrosiano in Italia o tutti quelli delle Chiese Orientali perfettamente in comunione con la Santa Sede.
      Queste Chiese sui iuris differiscono nella liturgia nei modi più disparati, la Bizantina per esempio usa pane leivitato e non azzimo, per la comunione, alcune hanno perfino delle date di Pasqua e Pentecoste diverse, ma non mi risulta che durante le Messe in Vaticano ci siano diversi tipi di particole o che si celebrino più di una Domenica di Pasqua.

  2. Mary Bellavista
    21 ottobre 2015
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    Esistono specificità liturgiche locali che sono concessioni alla liturgia principale, come lo è la comunione fatta sulle mani. Le liturgie in vaticano sono realizzate secondo la prassi senza concessioni specifiche. Questo non invalida le concessioni stesse. O vogliamo anche togliere validità anche a tutte le altre specificità perchè il Papa non le ha incluse nelle liturgie a San Pietro? O decidi tu cosa lasciare e cosa tenere?

    • Filippo Fiani
      21 ottobre 2015
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      In quanto a decidere o non decidere, l’articolo è chiaro, il mio è un semplice auspicio per il futuro.
      Auspicio che la scelta fatta in passato da un Papa, di cambiare il Diritto Canonico a favore di una norma, venga rivisto.
      Ci sono molti fedeli che lo chiedono, come forse molti erano a chiedere la Comunione sulla mano negli anni ’60.
      Che forse era illegittimo il loro desiderio? O è illegittimo solo il mio?
      Oggi, anche dall’interno, viene spinto verso la modifica della pastorale, della dottrina e del Magistero. Mi sembrano atti gravissimi che nulla hanno a che spartire con il mettere in discussione una norma di questo tipo.

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