Figli di un dio minore

Le famiglie adottive sono di serie B, figli di un dio minore, gli scemi del villaggio perché non si piegano alla logica dei falsi miti di progresso?


Nel 2004 è stata varata la legge 40 che regolamenta la fecondazione artificiale, ma forse è meglio dire che la regolamentava, poiché negli anni seguenti è stata attaccata da ogni parte e smantellata dai tribunali che, di volta in volta, hanno dichiarato illegittimo il limite di produzione degli embrioni, l’obbligo di un unico e contemporaneo impianto e il divieto di congelare gli stessi, infine dal 9 aprile dell’anno scorso è iniziata la demolizione del nocciolo riguardante il divieto dell’utilizzo dei gameti provenienti da donatori esterni alla coppia.

Oggi, a più di dieci anni, possiamo dire che la legge praticamente non esiste più e che la Corte Costituzionale, con l’ultima sentenza del 10 aprile scorso ha definitivamente appianato ogni differenza tra le tecniche generative artificiali, indicando come discriminanti le tariffe stabilite dalla Lombardia per accedere alla fecondazione artificiale eterologa, rispetto ai ticket richiesti per quella omologa.

Stando così le cose, oggi in Italia è permesso generare un bambino con la fecondazione eterologa come in tutto il resto d’Europa, accedendo alle strutture che sono tecnicamente in grado di eseguire la procedura e pagando il ticket sanitario previsto. Questo è già possibile in molti centri ospedalieri, perché dall’anno scorso, dopo la prima sentenza della Corte Costituzionale, alcuni governatori regionali hanno portato avanti iniziative in tal senso, dichiarandosi sensibili ai problemi delle discriminazioni sociali, e innescando così un braccio di ferro tra regioni e il ministro Lorenzin.

Il pioniere di queste iniziative è senza dubbio il governatore della Toscana Enrico Rossi che, forte dell’assist del nemico-amico Matteo Renzi per la sua ricandidatura alla guida della regione, ha avuto il coraggio di dare l’avvio ai protocolli nel centro di Careggi con la delibera regionale n. 650 del 28 luglio 2014.

Subito dopo è stato un ribollire di regioni che, una dopo l’altra hanno approvato i protocolli necessari. A settembre sono iniziate le prime fecondazioni artificiali. Lo stesso Rossi ha parlato del ripristino della «normalità occidentale» rincalzando la dose dicendo che «neanche da un punto di vista etico c’è alcunché che possa preoccuparci» e poi ha corretto un po’ il tiro dicendo qualcosa di sinistra  «Auguri e figli maschi o femmine è lo stesso».

Tutto questo, secondo Rossi ed il Presidente della Corte Costituzionale Tesauro, ha come obiettivo l’eliminazione delle discriminazioni esistenti tra le coppie che hanno la disponibilità economica per ricorrere all’eterologa all’estero e le coppie che invece, non essendo abbienti, devono rinunciarvi in mancanza di strutture disponibili sul territorio nazionale.

Di fronte a questi passi avanti nella strada della parità sociale, promossi da tribunali, regioni e governo, ci sono però anche reazioni nettamente contrastanti da parte delle opposizioni politiche e di una fetta non irrilevante della popolazione, per le perplessità  suscitate dalle questioni etiche associate alla manipolazione sulla fecondazione umana e anche per motivi più prettamente economici, ritenendo questa semplicemente l’ennesima emergenza sociale inesistente, strumentalizzata a fini propagandistici e con lo scopo di dare il via ad un notevole giro di danaro legato alle pratiche di fecondazione.

Se infatti è scontata la condanna da parte della Chiesa che da sempre ha indicato come attentati alla vita tutti gli interventi volti a rendere artificiale la procreazione, la manipolazione genetica, la contraccezione e, ovviamente, l’aborto, meno scontata è sembrata la reazione di una parte della popolazione che ha sempre vissuto un po’ sommessamente e decisamente più generosamente la sua condizione di infertilità o di sterilità: le famiglie adottive.

In particolare la reazione, composta e del tutto ignorata dai media, è arrivata dalle famiglie adottive che sono divenute tali ricorrendo all’adozione internazionale. Già nell’estate del 2014, mentre Rossi incassava un primato dopo l’altro, le associazioni per le adozioni mormoravano sull’opportunità di investire nella fecondazione eterologa, in quanto questo sarebbe stato un duro colpo per la loro missione, che, lo ricordo, è quella di condurre bambini stranieri abbandonati, presso famiglie italiane che li possono accogliere come figli propri.

Il 20 agosto 2014 in un comunicato, l’ Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini, che raccoglie le famiglie adottive e affidatarie) indica il costo di tali pratiche di fecondazione eterologa come esorbitante, stimando nuove uscite per la sanità nell’ordine delle centinaia di milioni di euro e condanna questa scelta, una scelta che lo stato ha peraltro già fatto, come il sigillo tombale alle adozioni, già messe in crisi da un sistema contestato che avrebbe avuto bisogno di una revisione da molto tempo.

Sempre secondo le associazioni adottive, la crisi economica contingente già aveva ridotto notevolmente il numero di richieste di adozione internazionale, passate dalle 3.241 del 2010 alle 2.291 del 2013. Questo tracollo sarebbe stato mitigato se ogni anno fosse stato rifinanziato il “Fondo di sostegno delle Adozioni Internazionali”, che contribuiva ad un rimborso parziale delle spese per ogni adozione conclusa, ma la decisione di finanziare l’eterologa, inclusa nei LEA e quindi considerata essenziale per la salute, è probabilmente stata una ulteriore motivazione di taglio per questa risorsa di cui la Commissione per le Adozioni Internazionali, dal 2005 al 2011 aveva giovato.

Risulta evidente che tutto spinge verso una direzione che non è quella prettamente filantropica per cui ci sono dichiarazioni forti nei confronti del governo, accusato di «abbandonare due volte» i bambini orfani all’estero. Purtroppo i numeri parlano chiaro, le famiglie che si rendono disponibili ad adottare bambini all’estero, affrontando costi variabili tra i 15.000 e 30.000 euro, sono sempre meno e l’ultima picconata arriva proprio dalla sentenza che rende gratuita anche l’eterologa.

C’è da domandarsi però una cosa: risulta curiosa la questione legata all’eliminazione delle discriminazioni. Spesso viene fatto riferimento alla necessità di autodeterminazione dell’uomo e, in questo caso, della coppia, legando il diritto alla genitorialità al diritto ad avere figli.
Se questo diritto, definito incoercibile dalla Corte Costituzionale, esiste allora, dicono gli oppositori di questa tesi, esistono decine di altri diritti, il raggiungimento dei quali implica la coercizione di un’altra persona. Qualcuno ironicamente rivendica dei fantomatici diritti, come il diritto ad essere nonno o il diritto ad avere un coniuge, chiedendo allo stato di provvedere alla fornitura di nipotini, mogli e mariti.

Resta inoltre da capire come mai per alcuni gruppi di discriminati si corre rapidamente ai ripari, mentre per altri gruppi le discriminazioni restano, anzi per certi aspetti, aumentano.
Se il diritto al figlio per una coppia esiste, è qualcosa che va di sicuro in secondo piano al diritto che un bambino ha ad avere una famiglia dove crescere amato ed educato. Allora perché discriminare le famiglie adottive?
Perché non considerare il disagio di questi nuclei che oltre a volersi autodeterminare, svolgono il fondamentale esercizio di ripristino della «naturalità delle cose», ridando una famiglia a chi non ce l’ha più?
Sono forse famiglie di serie B, figli di un dio minore, gli scemi del villaggio perché non si piegano alla logica dei falsi miti di progresso, rappresentati dalle tecniche di fecondazione artificiale?

Le analogie tra l’adozione e la fecondazione artificiale eterologa, considerando la presenza in quest’ultima di almeno 50% del patrimonio genetico estraneo alla coppia, già erano molte, tutto sommato la grossa differenza si poteva individuare nella gravidanza di chi si fa fecondare contro i lunghi viaggi all’estero delle famiglie adottive.
Ma da quando si è venuta a rilevare la grave carenza di donatori di gameti italiani, che costringe a comprarli all’estero le assonanze sono ancora di più.

Che differenza c’è tra il costo di un biglietto aereo per il trasporto di un gamete dall’Olanda all’Italia ed il costo del biglietto aereo di un bimbo adottato che viene dall’Etiopia? È stato preso in considerazione dalla Corte Costituzionale il fatto che un bambino già nato, differentemente da un gamete, tende sempre a volersi autodeterminare come figlio?

Pubblicato su La Croce del 14 aprile 2015

Arthur Dent Written by:

Sono un normale essere umano, un giovane che viene trascinato in giro per la galassia da un amico, rivelatosi un alieno in un momento quanto mai provvidenziale: infatti, pochi istanti prima che la Terra venga disintegrata per fare posto ad una superstrada spaziale, riesco a salvarmi facendomi dare un passaggio da un'astronave Vogon. Questo lungo giro per la galassia non mi cambierà nel profondo del mio animo, gentile e innocente, ma mi insegnerà almeno a sapere sempre dov'è il mio asciugamano.

One Comment

  1. Cristina
    21 aprile 2015
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    il problema grosso è che il giro di soldi che si muove in favore delle istituzioni è maggiore nella prima ipotesi invece che in quella dell’adozione… far uscire un bimbo da un istituto è come far uscire una fonte di reddito, mentre “generare” un essere umano mette in circolo una serie maggiore di persone che devono essere retribuite… purtroppo al giorno d’oggi non conta “l’umanità”, ma il dio denaro..

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